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A volte è piacevole esser smentiti, a volte capita di sorprenderci ancora. Pensavo che una serie così bella ma così profondamente british non l’avremmo mai vista sulle reti italiane, tanto meno sui canali in chiaro, da cui sono abituato ad aspettarmi così poco che molto raramente li frequento.

Ma stasera su Rete 4 trasmettono in prima visione assoluta ed in chiaro il primo episodio di  Downton Abbey, serie trasmessa in UK  da ITV e negli USA da PBS, pluripremiata agli ultimi Emmy come miglior miniserie, anche se miniserie non è visto che ne è stata appena trasmessa la seconda stagione e ordinata una terza, per non parlare dell’episodio speciale che andrà in onda in occasione delle festività natalizie.

Nata dal talento artistico di Julian Fellowes, che l’ha scritta e prodotta,  già premio oscar nel 2002 per la sceneggiatura di Gosford Park, diretto da Robert Altman, Downton Abbey è anche senza alcun dubbio debitrice nei confronti di un classico della televisione britannica come Upstairs Downstairs, andato in onda per cinque stagioni dal 1971 al 1975 e ripreso (non a caso) lo scorso anno con una mini-stagione di tre episodi cui farà seguito una seconda di sei il prossimo anno.

Riprendendo la complessità del racconto e la coralità del cast della pellicola di Altman, Fellowes ci porta nell’Inghilterra del 1912 nella tenuta del conte di  Grantham,  per raccontarci il complesso e ricco microcosmo costituito dalla famiglia dei nobili e dei loro servitori che ruota attorno alla magnifica proprietà di Downton Abbey.

Veniamo così a conoscenza di personaggi tra loro assai diversi come il Conte Robert Crawley, la Contessa Cora e le loro tre figlie , Lady Mary, Lady Sybill e Lady Edith, nonchè la Contessa Vedova Violet,  e i  molti domestici della casa, a partiree da  Mr. Carson, maggiordomo di casa e capo della servitù,  e da Mrs Hughes, governante della casa,  continuando coi camerieri Wiliam e  Thomas ed il valletto Bates, o con la  regina della cucina, la simpatica e schietta cuoca Mrs Patmore con la sua giovane ed ingenua aiutante Daisy, per finire con la dolce capo-cameriera Anna e l’acida e manipolatrice cameriera personale della contessa, O’Brian.

L’affresco umano e storico che Fellowes riesce a dipingere è quanto mai ricco e composito, e nel corso degli episodi veniamo a conoscenza di lati inaspettati dei personaggi, e della complessa rete di affetti e sentimenti che si sviluppa indipentemente dall’età o dalle differenze sociali e di classe: dall’affetto quasi paterno che Mr. Carson nutre per la figlia primogenita Lady Mary, allo stretto rapporto di amicizia e cameratismo tra Robert Crawley e Mr Bates, passando per il delicato amore che nasce spontaneo tra la dolce Anna e il tormentato Bates, fino ad arrivare all’odio di classe che i rancorosi Thomas e O’Brian nutrono nei confronti dei loro padroni.

Ma i dialoghi intelligenti, la  puntuale ricostruzione d’epoca e gli splendidi costumi non sarebbero nulla se non fosse per le ispirate interpretazioni di un cast perfetto, che va dalla Cora di  Elizabeth McGovern a Hugh Bonneville, un conte d Grantham fiero e sensibile, dalla Lady Mary di Michelle Dockery, bella ed altezzosa,  a Dan Stevens nei panni dell’impacciato e riluttante erede della proprietà,  Matthew Crawley: su tutte però spicca quella di una sempreverde Maggie Smith nei passi della Contessa Vedova, che non manca occasione per sottolineare con ironia ed arguzia le stranezze della “modernità” e rimarcare con sarcasmo le profonde differenze di classe della società dell’epoca.

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