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E cosi’ Avatar e’ finalmente arrivato nelle nostre sale, e abbiamo potuto godere (e  sottolineo GODERE)  del duro lavoro compiuto da Cameron e dai tecnici della Weta per portare alla vita un mondo alieno, con una sua flora, una sua fauna, con paesaggi nuovi ed inconsueti, e con creature aliene completamente ricreate digitalmente con una loro vita propria, con proprie espression ed emozioni: grazie a loro  Pandora e tutti i suoi abitanti sono vivi, in tutti i sensi, visto che  come la nostra Terra, Pandora e’ una pianeta vivente.
Lo sforzo produttivo,e la carica di passione con cui il lavoro e’ stato svolto, sono tangibil, palpabili, cosi’ come il realismo e l’immersione nel pianeta e’ totale, un’esperienza maggiorata dall’effetto 3D, mai finora a questi livelli, almeno per una pellicola live-action, mentre per l’animazione il miglior utilizzo, anche li’ funzionale alla storia e poco “ostentato”, e’ stato a mio avviso quello di Coraline.
In questo senso Avatar ha anche lo scopo sia commerciale che produttivo di pubblicizzare il 3D come il “cinema del futuro” , o meglio il futuro dei Blockbuster made in USA,  perche’ e’ a tutti gli effetti il primo film per adulti fatto con questa tecnica: di fatto, per molti spettatori e’ il primo film “da vedere” assolutamente in 3D, e d infatti nel multisala dove l’ho visto la sala in 2D si riempiva solo dopo che l’altra era gia’ piena.


Attenzione: la recensione seguente contiene pesanti spoiler sulla trama, quindi se fate parte di quei quattro gatti che non l’hanno ancora visto, evitate di leggere.

Il grande merito e il pregio del film e’ soprattutto questo, anzi e’ QUASI SOLO questo, perche’ il resto e’ assai ben poca cosa, a parte qualche interessante spunto, come la connessione “biologica” di ogni essere vivente di Pandora, la rete neurale a cui fa solo accenno la solita grandissima Sigourney Weaver, ( sottoutilizzata nei panni della Dr. Grace Augustine), un concetto che fa tanto Ghost in The Shell in salsa eco-naturalistica (e va detto che io preferisco di gran lunga quella cyberpunk), oppure il tema del contrasto tra sogno e realta’, con il protagonista che sceglie di vivere alla fine “il sogno” o la realta’ virtuale, abbandonando la sua realta’ da umano: un sacrificio che per la verita’ gli costa anche poco,  visto che da una parte e’ un marines paraplegico alla ricerca di se stesso e dall’altra un’aitante guerriero con tanto di bella squaw innamorata di lui.
La trama infatti e’ estremamente ovvia, e per di piu’ assemblata male, cosi’ come lo sviluppo dell’intreccio e’ un collage, (nel vero senso del termine, ovvero pezzi di trame prese altrove) di altri film, principalmente  Balla coi Lupi, L’Ultimo dei Mohicani e Pocahontas, con aggiunta di Apocalipse Now, Dune, Matrix e riferimenti  alla realta’ odierna come il reality, con il video-log preso da serie come Virtuality o Defying Gravity, o come l’inevitabile (ed ormai quasi insopportabile) ricordo del 9/11, (che non se ne puo’ veramente piu’), con Jake che cammina tra la cenere che cade dopo la distruzione dell’albero-casa.
Per non parlare dei riferimenti al cinema d’animazione giapponese, con in testa il gia’ citato Oshii di Ghost in The Shell, ma anche di Appleseed o Final Fantasy per la tematica di Eywa/Gaia,  e tutta la tematica ecologista ed ambientale di Miyazaki: impossibile non pensare alla mitica foresta animata di Princess Mononoke, con gli esserini luminosi che la abitano di notte, o alla flora fluorescente della foresta della putrefazione di Nausicaa nella valle del vento, a cui peraltro sono ispirati visivamente anche gli elicotteri con le pale tonde, o all’isola volante di Laputa, il castello nel cielo.
Una delle pecche maggiori del film e’ proprio l’averci messo dentro troppo, o troppo poco, e un po’ a forza, per una pellicola che infatti e’ lunga almeno 40-50 minuti di troppo, per cui anche quei pochi spunti interessanti  (vedi sopra) si annacquano e si diluiscono nella banalita’ della storia generale, nella prevedibilita’ dello sviluppo, e nello scarso approfondimento dei personaggi, che non sono affatto archetipi, ma stereotipi che si esprimono piu’ che altro per luoghi comuni.


Anche perche’ alla fine qual e’  effettivamente la storia raccontata in Avatar ?

E’ la storia degli indiani d’America,  con un finale positivo perche’ fin dall’inizio sappiamo di trovarci in una favola, visto che il colonnello Quaritch (uno dei  personaggi che mi e’  piaciuto, perche’ dice cose sensate, soprattutto in merito al fatto che Jake sta vivendo in una realta’ che non e’ la sua),  ci dice subito che “non siamo piu’ in Kansas”, ovvero ci troviamo nel magico mondo di Oz/Pandora?
Oppure e’ la visita di un gruppo di umani ad un paradiso perduto, un luogo i cui abitanti vivono in perfetta armonia con  la natura e con il pianeta, (e che a quanto pare non hanno scoperto  -ancora- la tecnologia, senza la quale peraltro non potrebbero vedersi un film digitale come Avatar …)  a differenza della nostra civilta’ che come diceva in Matrix, si diffonde come un virus sfruttando le risorse finche’ non sono finite e distruggendo il pianeta su cui vive ?
Oppure e’ la storia di un ragazzo paraplegico che scopre che puo’ vivere una vita alternativa in un mondo virtuale paradisiaco e meraviglioso, e sceglie di vivere nell’altra realta’ troncando ogni legame con il passato e con il mondo reale (ovvero, di fatto, suicidandosi):  tema molto interessante, che meritava qualche parola in piu’ e che da’ luogo ad una della poche battute interessanti del film , ovvero Ora e’ tutto a rovescio, qua e’ il sogno e la’ la realta‘ ?
Oppure, ancora,  e’ quella di un predestinato, un eletto,  che va incontro al suo destino, trascendendo la sua realta’ per arrivare in un’altra in cui trova il posto a cui era destinato da sempre (in stile Neo di Matrix o Paul Muhaddib di Dune)?
In realta’e tutte queste cose insieme, anche se principalmente la prima , con le altre parti assemblate in maniera  approssimativa e poco equilibrata, per cui non si capisce quali fossero le reali intenzioni dello sceneggiatore, che aveva chiaramente le idee un po’ confuse sulla direzione da prendere, ed infatti  si capisce benissimo che essendo sempre Cameron ad averlo scritto, la sua unica intenzione era mostrare il meraviglioso mondo di Pandora: e in questo e’ riuscito benissimo, in maniera meravigliosa, ripeto, nulla da eccepire.
Per quanto riguarda i sottotesti, a mio modesto avviso sono proprio molto ma molto sotto, nel senso che nella pellicola sono talmente accennati che non e’ poi possibile costruirci sopra gli enormi castelli di parole,  come ha fatto qualcuno in giro per la rete , solo per giustificare il suo entusiasmo sulla grandiosita’ dell’aspetto formale, invece di dire semplicemente che visivamente e’ favoloso, e basta.
Che sarebbe pure sufficiente, per me.
Quello piu’ citato, che e’ anche quello piu’ interessante, ovvero il contrasto tra la bellezza del mondo che Jake esplora come avatar,  in contrasto con la tristezza della sua condizione nella realta’, come metafora della condizione degli internauti e di quanto la  realta’ videoludica spesso sia meglio della realta’ vera, e il fatto che lui alla fine scelga per cosi’ dire “la realta’ del sogno”, e’ appena accennato e malsfruttato , proprio perche’ viviamo la maggior parte della storia da avatar, quasi che al regista interessasse troppo farci vedere il mondo dei Na’vi per badare ad uno sviluppo coerente della storia.
In un un altra pellicola, molto piu’ riuscita come film, (e IMHO ugualmente inventiva a livello visivo)  ovvero quel capolavoro che e’ Il Labirinto del Fauno, in cui come in Avatar il personaggio principale “vive in due realta’”, quella fiabesca da sogno in contrasto con quella reale da incubo, e deve superare delle prove prima di potere entrare/ritornare  alla realta’ da sogno a cui appartiene, il passaggio tra realta’ e sogno era decisamente piu’ traumatico, ed incisivo: la bambina protagonista muore sanguinando davanti agli occhi di noi spettatori, prima di risorgere nel mondo che le appartiene.

Infatti a mio avviso una della pecche fondamentali di Avatar e’ proprio che, malgrado le numerose battaglie, i conflitti, e la tragedia del popolo Na’vi, in realta’ tutto scorre troppo liscio,  come un copione gia’ visto e rivisto, ovvero non ci sono veri e tangibili contrasti a livello personale : testimonianza ne e’ che l’unico sangue che si vede, o che io spettatore ricordi, e’ quello della Dr. Augustine, ed infatti e’ lei uno dei pochi personaggi ad esser veramente “reale” e vivo di tutta la vicenda.

E allora non e’ un caso se una tra le   scene piu’ belle ed autenticamente emozionanti ,  e’ quella con  Ney’tiri che abbraccia il “vero” corpo di Jake: quel che infatti manca realmente nel film, secondo me, e’ proprio l’interazione tra le due realta’, perche’ si e’ scelto di tenere la realta’ degli umani semplicemente come una cornice, abbastanza inutile ai fini del racconto e priva di spessore.

E si’ che la partenza era quella giusta, e i primi venti minuti erano puro Cameron, con la Weaver che,  appena uscita dal Pod che la collega al mondo Na’vi,  chiede quella “dannata sigaretta”:  paradossalmente una delle scene piu’  autenticamente rivoluzionarie di tutto il film, soprattuto per una pellicola made in Hollywood, visto che nella “religione” del salutismo esasperato degli USA adesso i fumatori sono visti piu’ o meno come degli infedeli.

Detto tutto questo, anche se la recensione puo’ sembrare una stroncatura,  secondo me Avatar e’ un film senz’altro da vedere, un’esperienza “sensoriale” da vivere nel buio della sala e non altrove, piu’ importante che bello,  per gli scenari futuri che prospetta per il cinema delle major americane.

E adesso pero’ Cameron mi DEVE fare con la stessa inventiva e creativita’ quel Battle Angel Alita di cui ormai si parla da decenni !!!

PS: Riguardo alle polemiche sul fatto che Cameron per Avatar si sia ispirato pesantemente, ai limiti del plagio, ai dipinti di Roger Dean, di cui trovate qualche esempio qua ci stanno tutte ma sono anche abbastanza futili: in Matrix (che va detto che secondo come film e’decisamente migliore di Avatar, pur essendo anche lui una rielaborazione di molti altri film) c’erano un paio di sequenze prese pari pari da Ghost in the Shell, ma nessuno ha gridato allo scandalo, anche se va detto a favore dei Wachowski che loro hanno dichiarato esplicitamente in un intervista di essersi ispirati  al capolavoro di Oshii.

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