Pellicola ricca e sfaccettata, il Watchmen di Zack Snyder è difficilmente inquadrabile in un genere preciso, anche se forse quello della fanta-politica è quello che si avvicina di più alla realtà della pellicola tratta dal monumentale fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons. Si può però con certezza dire quel che di sicuro non è: non è un film di supereroi, ad esempio, e non è un film che punta ad incassi facili, ovvero non va incontro in alcun modo ai gusti di un pubblico che si aspetta di esser blandito o rassicurato, o che cerca facile riscatto alle miserie e alla ingiustizie del mondo reale, ma al contrario è rivolto alla ristretta cerchia di amanti del mondo dei fumetti, quelli duri e puri, che non si riconoscono nella rappresentazione mediata e “lobotomizzata” di certi blockbuster hollywoodiani del mondo spesso estremo e controverso dei comics,  statunitensi e non.

E se intrattenimento c’è, è un’intrattenimento di testa, cerebrale, filosofico e politico, senza mai però singolarmente ( ed è questa un po’ la vera sorpresa) rinunciare alla forza del cuore e  al calore della passione, sia essa quella tenera degli amanti , quella di Silk Spectre e Nite Owl o tra Dr. Manhattan e la prima fidanzata, o  quella struggente, viscerale e contorta di un personaggio come Rorschach, il più ferocemente e profondamente umano della compagine di “eroi”, che ancora difende l’umanità malgrado e forse proprio perchè ne conosce le più abominevoli ed oscure manifestazioni.

Racconto quanto mai frammentato e composito, si potrebbe definire l’intreccio di sei storie, quelle dei protagonisti, ritratti più per le loro debolezze che per le loro doti o le loro super-abilità, ed insieme l’affresco di un’epoca, la nostra , dal dopoguerra fino agli anni ottanta, vista attraverso la lente distorta di un “what if”, di una realtà alternativa alla nostra ma altrettanto possibile e soprattutto plausibile, un’ipotesi affascinante che ci aiuta a riflettere sul mondo che ci circonda e ci conduce a vedere differenze ma soprattutto inquietanti somiglianze.
Percorso da dilemmi morali ed umani fondamentali, profondamente politico, sardonico e cinico, ma contemporaneamente estremamente ed inaspettamemente umano, il film di Zack Snyder potrebbe esser definito come Il Grande Freddo dei supereroi, per il suo intrinseco senso di nostalgia per un passato in cui era ancora possibile sperare in qualcosa, in contrapposizione ad un presente in cui tutto ormai affoga nel cinismo, o con un azzardato paragone il Citizen Kane del cinema tratto dai fumetti, per la sua struttura a flashback, i suoi personaggi megalomani, il suo tono visionario, e per quell’intrinseca sensazione di innocenza perduta che si avverte, quasi palpabile, per tutta la pellicola.

In ogni caso, l’operazione di rielaborazione di Snyder sul già complesso lavoro della novella grafica di Moore e Gibbons, pietra miliare del fumetto e della letteratura tout-court, è estremamente efficace e a tratti francamente esaltante.

Da un lato si tratta di invenzioni visive, come i già celebratissimi titoli di testa, inesistenti nel materiale d’origine ma esempio mirabile di sintesi narrativa e di impostazione del “mood” della pellicola, che con una straordinaria fedeltà tematica all’originale, introduce più di mille parole in quell’atmosfera amara, nostalgica e ironica che non abbandonerà lo spettatore per tutta la durata del film.
O come la scena della “morte e rinascita” del Dr. Manhattan, esemplificativa della sua concezione del tempo come perfetta contemporaneità degli eventi, della sua visione distaccata della realtà e al contempo della sofferenza necessaria per divenire suo malgrado un dio, o quella della fuga dal carcere di Nite Owl e Silk Spectre, che ricorda da vicino la mitica sequenza in Matrix dell’ingresso di Neo e Trinity nel palazzo in cui è rinchiuso Morpheus, ma che cambia completamente di significato per gli sguardi di evidente complicità che i due si scambiano all’inizio e alla fine, quasi come se la lotta non fosse altro che un prolungamento o un preliminare dell’attuo sessuale stesso.

Completa il quadro del lavoro ammirevole del regista l’uso delle musiche, appropriato e pregnante di significato, con una scelta di brani che oltre a creare la perfetta atmosfera degli anni ’70-’80, diventano essi stessi parte integrante e commento alla storia narrata , basti pensare a Times they are A-changing di Dylan durante i titoli di testa, o a The Sound of Silence di Art & Garfunkel durante il funerale del Comico, o a 99 Luftballons di Nena durante il primo appuntamento di Nite Owl e Silk Spectre, per non parlare del ruolo “rivelatore” della canzone dei Tears fo Fears Everybody wants to rule the World, (tutti vogliono dominare il mondo) in sottofondo e quasi impercettibile, durante il dialogo tra Adrian Veidt/Ozymandias e i potenti della terra su come amministrare le risorse del pianeta, o del sarcasmo di Halleluja di Leonard Cohen durante l’amplesso tanto “sofferto” tra Silk Spectre e Nite Owl.

La profonda abilità dello sceneggiatore, forte certamente di un materiale originale già solido di suo, è stata proprio nella capacità di sintetizzare la complessità della storia e di amalgamare in un’insieme omogeneo e compatto tematiche così diverse, che spaziano dalla filosofia mistica del Dr. Manhattan alla incorruttibile ed inconciliabile visione morale di Rorschach, dalla nostalgia dolente della prima Silk Spectre, al sardonico e disilluso atteggiamento nei confronti della natura dell’uomo del Comico, fino a giungere alla megalomania a fini salvifici di Ozymandias, che nella sua utopia si ispira a figure del passato come Ramses II o Alessandro Magno, di cui condivide la visione di un mondo unito ed in pace e la necessità di un’azione forte per imporre tale visione al mondo intero.

Film fondamentale ma destinato ad un pubblico ristretto e preparato, più mentalmente che culturalmente, ed opera visionaria assai più del suo precedente 300, tratto dal fumetto di Frank Miller, il Watchmen di Snyder sfiora di un soffio la definizione di capolavoro, attribuita invece al romanzo grafico di Alan Moore dalla critica specializzata.
E pur essendo riuscitissima e compiuta opera a sé stante, come tutte i felici adattamenti da opere letterarie di riconosciuto valore invoglia lo spettatore alla lettura, per prolungare, approfondire e completare l’elettrizzante esperienza vissuta nel buio della sala.

In attesa ovviamente di quel tassello mancante, ovvero I racconti del vascello Nero, parte integrante del fumetto e  stralciata dalla versione per il grande schermo, che verrà pubblicato a parte in Dvd (il prossimo 8 Maggio in Italia), per poi essere integrato nella versione integrale e definitiva del film, quella di 210 minuti, che verrà pubblicata solo in DVD.

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