Tag

, , ,

E così Ashura ha imparato a fare perfetti pancakes, a cui manca ancora del buon sciroppo d’acero che dovrò cercare di procurarmi qui in Italia, visto che su Amazon.com  farsi spedire cibo costa un’occhio della testa.
Dopo la nostra vacanza in USA ci è proprio rimasta la voglia di assaggiare di nuovo il Chai Latte, alla maniera di Starbucks, e di far colazione con pancakes e frutta fresca, uno dei tanti bei ricordi del nostro soggiorno a NYC.
E finalmente abbiamo cambiato il presidente, e l’America ha dimostrato ancora una volta di saper voltar pagina, e per davvero, mica come qua da noi che si parla si parla, e invece non cambia mai nulla.
Nel suo discorso inaugurale Obama ha parlato di uno stato di speranza al posto dello stato di paura in cui il suo predecessore ha gettato gli Stati Uniti e con essi il mondo occidentale tutto.
Uno stato di paura di cui ha parlato anche Crichton nel suo bel romanzo intitolato appunto State of Fear, in cui descrive la minaccia maggiore dei tempi presenti, ovvero la diffusione della paura attraverso giornali e televisione, veleno che acceca la mente e rende tutti noi pupazzetti in mano al burattinaio di turno.
A proposito, ma lo sapevate che Michael Crichton è morto ?
Io  l’ho imparato solo un mese dopo la sua morte, e ci sono rimasto pure male, perchè era uno dei miei autori preferiti, e mi piaceva quel suo modo un po’ provocatorio di stimolare il dibattito, come ha fatto proprio con Stato di Paura sostenendo che il riscaldamento globale è una balla montata dai movimenti ambientalisti, apposta per farci discutere su ciò che crediamo e non crediamo, e su quanto di quello che ci raccontano i giornali e la tv sia vero e quanto sia falso e montato ad arte.
Complice la malattia dell’ultima settimana mi sono letto anche il libro di un mio concittadino che, beato lui, vive a cavallo tra USA e Italia, e tutte le volte che torna qua capisce perchè sta bene là.
Dice che non lo annoia mai, là, perchè può accadere tutto e il contrario di tutto, perchè basta che qualcuno si alzi una mattina e decida di far diverso da quelli che l’hanno preceduto e lo fa, e alle volte fa pure peggio ma non importa.
Perchè quello spettacolo di milioni di persone ad ascoltare il giuramento di Obama, quello vale qualcosa.
Avete mai passeggiato dal monumento di Lincoln fino a Capitol Hill, percorrendo tutto il Mall e passando davanti all’obelisco che è il monumento a Washington?
Quest’estate io l’ho fatto, e c’era un caldo e un’afa che neanche qua in Emilia, ma la distanza è tanta,  e sembra tutto vicino ma  non lo è, perchè veramente come diceva Bartlett in West Wing, Washington è una capitale costruita per intimorire i governanti degli altri paesi, e il parlamento in cima a Capitol Hill, è veramente huge, enorme, come dicono loro, immenso e bianco ad aspettarti in fondo al Mall circondato dai musei dello Smithsonian.
Fervevano i lavori quest’estate, quando ancora non si sapeva ma si sperava, e le magliette con il countdown alla fine dell’era Bush andavano a ruba, chiunque fosse il vincitore era meglio del presente, o magari anche no.
Non era ancora allagato il lago sotto al Campidoglio, quello di fronte al quale Obama ha giurato fedeltà al paese e alla bandiera.
Ma il respiro, la sensazione di essere al centro di qualcosa in attesa di succedere, o più semplicemente di essere al centro del mondo conosciuto, quella c’era, palpabile, a Washington DC come a New York City.
E non era affatto una sensazione sgradevole, anzi.
Il desiderio di tornare, a rivivere le stesse emozioni, ci accompagna ancora.

Fino al prossimo viaggio …

Annunci