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There’s
a hole in the world

like a great black pit
and the vermin of the world
inhabit it

and its morals aren’t worth
what a pin can spit
and it goes by the name of
London.
At the top of the hole
sit the previlaged few

Making mock of the vermin
in the lonely zoo

turning beauty to filth and greed…
I too have sailed the world
and seen its wonders,

for the cruelty of men is
as wonderous as Peru

but there’s no place
like
London!

—-Attenzione: Spoiler—
Con Sweeney Todd, The Demon Barber of Fleet Street, Tim Burton intinge la penna nel rosso scarlatto del sangue platealmente teatrale delle vittime e nel nero dell’anima del suo protagonista e crea quello che ad oggi e’ senz’altro (IMHO) il suo capolavoro.
Una pellicola che e’ insieme una summa delle sue opere precedenti ed un’esaltazione di tutte le sue tematiche, personaggi e manie personali, abilmente concentrate in una sintesi magistrale, un’insieme compatto,  gustoso e sostanzioso esattamente come i pasticci di Mrs Lovett.
E malgrado l’anima irrimediabilmente dannata del protagonista, che come in ogni melodramma a tinte forti che si rispetti nel finale incontrera’ il suo inevitabile destino, Burton riesce comunque a lasciare allo spettatore un flebile spiraglio di speranza, nella purezza dei giovani amanti, e a mio avviso dopo tanto sangue ed orrore non e’ cosa da poco.
Su Johnny Depp non si sa piu’ che dire, oltre che bello e bravo, ora mette in mostra anche doti canore insospettate, perfetto come tutto il resto del cast, da Helena Bonham Carter nei panni della folle e innamorata Mrs Lovett, che rifa’ la Bellatrix di Harry Potter, ad Alan Rickman , nei panni del giudice viscido ed ambiguo, purtroppo penalizzato nel doppiaggio italiano da una voce secondo me inadatta, a Timothy Spall, in un’interpretazione che definire dickensiana e’ poco, al punto che sembra Uriah Heep fatto carne,  fino ad arrivare alL’Antonio Pirelli di Sacha Baron Coen, ineguagliabile nell’imbonitore di piazza con accento “napulitano”. E occhio al cameo velocissimo di un certo osservatore che noi amanti del Buffyverse conosciamo molto bene.
Strameritato l’Oscar per le scenografie ai “nostri” Dante Ferretti e Francesca lo Schiavo, per la capacita’ incredibile di immergere nell’atmosfera dell’epoca, e di adattarsi al genio non comune di Burton.
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