A parte che il titolo dovrebbe essere I Fantastici Quattro e il Dottor Destino e Silver Surfer, ma poi forse non ci stava tutto nel manifesto, il secondo capitolo delle avventure degli F4 e’ un qualcosina meglio del primo, ( e come ho gia’ detto, non ci voleva poi molto) non a livello di trama, sempre decisamente risibile, ma a livello di approfondimento dei personaggi.
Perche’ i continui battibecchi e gli scherzi tra la Cosa e la Torcia, le crisi coniugali di Sue e Reed Richards,  e quell’atmosfera complessiva da “famigliola borghese americana con superpoteri” che tanto ci era piaciuta in quel gioellino d’animazione e sceneggiatura che e’  “Gli Incredibili” di Brad Bird, che resta il punto di riferimento per le “superfamiglie”,  viene qui resa con la dovuta fedelta’ al fumetto originale.
Altri punti a favore senz’altro sono le location, anch’esse fedeli al fumetto, in quanto l’azione dei quattro supereroi in blu e’ sempre stata la piu’ fantascientifica tra le saghe Marvel, almeno fino all’arrivo sulla scena degli X-men, svolgendosi solitamente  su tutto il globo terracqueo ed oltre …
Particolarmente gustosa dal mio punto di vista e’ la sequenza londinese che coinvolge il London Eye , vista la mia recente visita nella capitale britannica,  complessivamente una delle scene in cui il quartetto “funziona” al meglio, combinando i propri poteri per raggiungere il risultato finale proprio come avveniva sulle tavole disegnate di Stan Lee, il cui cameo peraltro e’ forse il piu’ gustoso che si sia visto nei film “tratti da”.
A sfavore pesa la solita sceneggiatura senza idee, che  procede per accumulo,  d’immagini e personaggi, e la conseguente incapacita’ di dare un pur minimo peso e valore drammatico alle situazioni.
E in una pellicola che dura appena 90 minuti non e’ difetto da poco, perche’ significa che proprio non si sono applicati nemmeno un po’.
Infatti, come gia’ in Spiderman 3, la pigrizia e la sciatteria nella sceneggiatura (la’ molto minore per la verita’) vengono compensate dall’aggiungere elementi assolutamente inutili all’economia del racconto, come un combattimento in piu’ o un nemico in piu’,   dove se la’ era Goblin, qui e’ il Doctor Doom.
Col risultato di sottrarre  spazio e spessore a quello che doveva invece essere il personaggio principale,  la’ Venom, qui Silver Surfer, sminuendone cosi’ l’importanza e il valore.
Un vero peccato perche’ il personaggio malinconico e solitario di Norrin Radd (questo il vero nome dell’uomo d’argento), meritava piu’ spazio per un’approfondimento umano, mentre cosi’ lo si riduce a poco piu’ di un effetto speciale ben riuscito,
Al punto che come permanenza sullo schermo quel che doveva esser un co-protagonista diviene quasi la  guest star dell’episodio, secondo uno schema gia’ collaudato nei serial TV, a confermare la condizione asfittica dell’immaginario americano, costretto ad attingere a collaudati ed oliati schemi televisivi per tamponare i problemi di un cinema sempre piu’ in crisi d’idee ma soprattutto di coraggio.
E a confermate il tutto, la prossima settimana arriva sugli schermi Tranformers ….
No comment

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