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Cartoline Irlandesi –

– I –

A raccontare un viaggio non si comincia dal fondo, lo so.
Ma non e’ colpa mia se uno dei ricordi piu’ belli d’Irlanda, che la dice lunga sul popolo che la abita, è un fatto che m’e’ successo proprio mentre stavo per partire per il ritorno.
Ero in fila per il controllo biglietti all’aeroporto di Dublino, quando con mia sorpresa la persona addetta al controllo mi ha rivolto la parola, e con tono tranquillo ed amichevole,  come se ci conoscessimo da una vita,  mi ha chiesto come stavo e se era stata una buona giornata,   ed io, piacevolmente stupito dalla sua cordialita’ ed improvvisamente a mio agio,   gli ho risposto che  andava  tutto bene, a parte il fatto che stavo  tornando a casa, ed era finita la vacanza.

E lui a dirmi di non preoccuparmi, che ce ne sarebbero stati altri, di viaggi, e che  l’importante era esser stati bene ed essersi divertiti.
Infatti la sensazione che si prova entrando nei negozi, o anche girando solo per le strade di Dublino, e’ quella di un popolo che affronta la vita con filosofia, con ritmo rilassato ed una certa dose di fatalismo, sintetizzato in un detto in gaelico, Tog o bog e (toga boghe), ovvero prendila calma, un modo di vivere lontano anni luce dalla nostra frenesia a volte isterica e dai  ritmi troppo elevati che ci vengono imposti da una societa’ che ha ormai perso il senso dell’umanita’.
E allora ascolti un po’ stranito i racconti della guida che ti dice che anche le aziende hanno istituzionalizzato il lunedi’ di riposo dopo i festeggiamenti per matrimoni e funerali, che si protraggono dal venerdi’ alla domenica, e dove immancabilmente scorre la birra a fiumi.
E poi non ti stupisci piu’ di tanto quando al primo casello d’autostrada l’autista fa due chiacchiere col casellante parlando del piu’ e del meno mentre paga il pedaggio.
Questa e’ l’Irlanda, ci dice la guida, e io penso tra me e me che e’ proprio cosi’.
E che questo posto mi piace.

(continua … )
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