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– Le Cronache di Piter –
– Parte quinta  –

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Spettacolo incredibile ed inconsueto, per noi abitanti di latitudini ben piu’ temperate, la strada di ghiaccio stava li’ davanti a noi, quell’ultimo giorno di permanenza a Piter, a ricordarci che qui il ghiaccio e’ terra, e la terra ghiaccio, tanto che la Neva, fiume sul cui Delta sorge la citta’, d’inverno e’ percorribile dagli abitanti, che la usano come fosse una strada, tanto spessa e’ la superficie ghiacciata per il freddo del rigido inverno.
Quasi a rappresentare simbolicamente l’avvenuto disgelo tra noi e la citta’, che  ci  aveva accolto all’inizio assai freddamente, i banchi di ghiaccio transitavano silenziosi davanti ai nostri occhi, maestoso spettacolo di una natura che, malgrado la presenza dell’uomo, malgrado le costruzioni e i palazzi, vive e scorre in questa citta’ in forma d’acqua, vero elemento costitutivo, quasi architettonico, acqua che riflette le guglie dorate delle chiese, e le facciate maestose dei palazzi, panorama doppio ed irreale, che toglie consistenza alla realta’ e la trasforma in illusione,  e sogno.
Ghiaccio e  freddo che erano presenti anche nei racconti di N., corrispondente russa della ditta per cui lavora Ashura, con cui abbiamo trascorso una piacevole serata, e che a cena,  davanti ad una squisita zuppa al salmone ci ha raccontato di come quel piatto risvegliasse in lei ricordi d’infanzia,  quando gliela preparava suo nonno  coi salmoni pescati a Murmansk,  sua terra d’origine, nel profondo nord, all’interno del circolo polare artico,  e quando ci ha spiegato come si vive in una terra con sei mesi di notte che non e’ notte e sei mesi di giorno che non e’ giorno…
E noi li’,  come bambini stupiti ad ascoltare racconti di terre meravigliose, come stranieri in una terra quasi lunare, sospesa tra realta’ e fantasia, per scoprire che forse i misteriosi pianeti della fantascienza da noi tanto amata in fondo non sono lassu’ nel cielo, ma sono su questa terra, e che basta “prendersi su” ed avere la voglia di conoscere, e  scoprire per vedersi aprire nuovi mondi, nuove culture e nuove forme di vita, diversi dai nostri eppure cosi’ uguali, nel sentire, e nel vivere, e che sono la’ fuori, a portata di mano, in attesa di esser (ri)scoperti….

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