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– Le cronache di Piter –
-parte seconda-

Sono le due quando atterriamo,  e su Piter cade una fitta pioggerellina, mentre  il vento ci gela le ossa…
Cosi’ ci ha accolto la citta’ di Pietro il Grande, tra la guida “creativa” dell’autista del taxi, che sembrava uscito da una puntata dei Soprano, o ancora meglio di Brigada,  nel traffico caotico della periferia tra immensi palazzonii in stile sovietico,  monumenti a Lenin, e grandi lavori di ricostruzione stradale in vista del G8 che si terra’ qui in Luglio.
Ma poi d’improvviso, al centro di una enorme rotonda, svetta di fronte a noi l’obelisco del cupo e bellissimo Monumento alla Vittoria, con le statue dei soldati, marinai e partigiani in piedi, con lo sguardo rivolto verso la linea del fronte …
1941-1945, riporta la scritta sull’obelisco, ricordando i 900 giorni dell’assedio dell’esercito nazista alla citta’ …
900 giorni, un tempo infinito,  un tempo che ha sfibrato le forze dell’odiato nemico germanico , un tempo che testimonia la forza, la tenacia, la caparbieta’, e la rassegnazione con cui il popolo russo sa affrontare le situazioni piu’ difficili, un tempo che ti spiega anche il perche’ del parlare piano e dello sguardo triste che ti capita di vedere a volte qui negli occhi della gente….
E poi, scesi dal taxi e appoggiati i bagagli, usciamo dal nostro albergo, situato in pieno centro, in Malaya Morskaia, a due passi dalla casa di Tchaycovsky, e proprio a ridosso della Piazza del Palazzo ( Dvorzoi Plosciad) , e veniamo suibito colpiti da una raffica del gelido vento del Baltico, e tutti i dubbi sul vestiario che avevamo preso con noi,  tutto pesante,  d’improvviso svaniscono all’instante, anzi, temiamo il peggio per i giorni a venire, e di non aver preso abbastanza maglioni….
Impressione confermata quando c’incamminiamo per la prima volta sul lungo Neva, assediato dal traffico dell’ora di punta, dopo aver attraversato la piazza della monumentale Cattedrale di Sant’isacco ( Isaakieksvii Sabor), che con la sua enorme cupola dorata, alta come il cupolone del Brunelleschi a Firenze, svetta sulla citta’, e la piazza dei Decabristi, con al centro il monumento a Pietro il Grande, il Cavaliere che schiaccia la testa del serpente del tradimento, a cui lo scrittore Puskin dedico’ un celebre poema.
E ai piedi del monumento, una sposa infreddolita, stretta nel suo pellicciotto, si fa ritrarre assieme al suo sposo, prima di risalire al caldo della limousine addobbata di nastri colorati che li attende al bordo della strada.
E camminando sul lungofiume dell’Ammiragliato, Admiralnaja nabierejnaia, arriviamo a quello che e’ il  primo incontro con l’oggetto del nostro desiderio, l’armoniosa e biancoverde sagoma del Palazzo d’Inverno, dove ha sede il mitico museo dell”Hermitage, che da un lato si specchia nelle ora grigie acque della Neva, e dall’altro si affaccia sulla piazza del palazzo, grande palcoscenico e cuore della citta’, chiusa dall”altro lato dall’arco di trionfo e dal Palazzo del Quartier Generale, che con la sua struttura a semicerchio sembra abbracciare chiunque si trovi nell’immensa piazza, dove, al momento in cui arriviamo, si stanno esercitando marinai e soldati al suono delle bande militari, in preparazione per la grande festa della Vittoria che si terra’ il  9 di Maggio.
Piu’ imperiale e militaresca di cosi’ la citta’ non ci si poteva presentare, a partire dalla ragazza in mimetica incontrata all’Aeroporto Pulkovo, e dalle guardie di frontiera serie e rigorose nelle loro divise, anche se i giovani marinai che corrono lungo la piazza nelle loro divise da parata, con i loro buffi cappelli dalla tesa alllungata nella parte posteriore,  ci danno un’idea di freschezza e di gioventu’ che ritroveremo poi per le strade di tutta la citta’.
Perche’ camminare a Piter per le ulize (strade) e i praspietki (viali..), attraverso le plosciad (piazze) e lungo i rieki (canali) , vuol dire percorrere la storia,  presente e futura, di una citta’ e di una nazione, ed assistere allo spettacolo della varieta’ degli stili, e delle epoche, e dei colori dei suoi  dvorzoi (palazzi)  e delle sue sabor (chiese).
E ci prepariamo il palato, chiusi al calduccio della nostra lussuosa stanza d’albergo, godendoci il meritato riposo e sperando ardentemente nella clemenza del tempo, e sognando le meraviglie che ci attendono il giorno successivo in quello scrigno di tesori che e’ l’Hermitage, e che di li’ a poco ci rivelera’  tutta la sua magnificenza, e il suo incanto …

(continua…)

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