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(segue)
Il mattino dopo, sistemandosi la lunga veste, ed ammirando le forme di lei, delicatamente adagiate sul  giaciglio notturno, non poté fare a meno di pensare a come tutto tra loro si fosse svolto con sorprendente naturalezza e rapidità…
Infatti, mentre con disarmante docilità rispondeva alle loro domande, inutili e persino offensive, lei si era insinuata nella sua mente dapprima come una voce sottile , poi come il più dolce dei pensieri.
E senza parlare avevano preso a sfiorarsi e toccarsi, ed avevano cominciato una danza segreta, in quel luogo nascosto, dimora dei loro desideri più intimi.
La pelle d’argento di lui s’era d’improvviso increspata, in un brivido raramente assaporato prima, se non nelle notti del Kiran, la speziata corrente delle regioni orientali nel suo pianeta natale.
Erano entrambi ospiti, in quel mondo, e lui certo non faticava a comprendere il senso di disagio e di estraneità che percepiva in lei, forte almeno quanto il profumo che emanava da quella sua pelle dai lucenti riflessi smeraldo.
Ma in quell’attimo così intenso, tra quelle persone ignare del loro dono, ogni distanza fisica tra loro era svanita, uniti com’erano dalla capacità di viaggiare nella mente, là dove le pareti sicure della realtà cedono,  facendo spazio alle terre del sogno, e del desiderio….
Poi, qualche ora dopo quel loro casuale ed intenso incontro, quando si rividero sulla spiaggia, e la bocca di lei sfiorò realmente le sue labbra, si ritrovò a chiedersi se fosse solo la sua immaginazione, oppure se veramente lei l’avesse d’improvviso sollevato dispiegando le ali, in un’ abbraccio che gli sembrò eterno.
Solo pochi attimi dopo si rese conto che era stato tutto reale, quando di nuovo sentì il contatto con la superficie della sabbia amica, su cui era solito riposare sognando l’oceano in cui era cresciuto.
– Non pensavo ce ne fossero ancora, di figli di Kra’al – disse lei
– In verità siamo solo pochi superstiti, e alcuni di noi qui hanno trovato la pace, ed un nuovo inizio, anche se forte è la nostalgia del pianeta dalle acque cristalline e profonde che una volta chiamavamo casa – rispose lui, mentre le cingeva il collo, ammirando le venature cremisi che le ricoprivano il corpo per l’eccitazione del momento…
Milioni di chilometri e diversi sistemi separavano i loro mondi d’origine, ed ora eccoli lì, due creature, di acqua e di cielo, che per un bizzarro gioco del destino, si trovavano ad assaporare quegli istanti in quel luogo strano e meraviglioso che gli indigeni chiamano Terra.

 

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