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Era proprio con lui, il primo appuntamento , quello del mio primo viaggio nel tempo, e la serata è stata piacevole, anzi, qualcosa di più, illuminante.

Sentirlo parlare di coccole, lui, ingegnere meccanico laureato e appassionato di ingranaggi e tecnologia, beh,  sentirlo pronunciare quella parola, mi ha emozionato.

E poi conoscere sua moglie, e sentirlo parlare dei suoi bambini con quello stesso entusiasmo con cui allora parlava di vela e di fuoristrada, mi ha spiazzato, in un primo tempo, e poi piacevolmente sorpreso.Lui che era un ragazzo riservato, uno di quelli che apparentemente sono solo studio, hobby e famiglia,  quando otto anni fa diede l’annuncio spiazzo un po’ tutti gli amici che rimasero stupiti, come me, che già non lo vedevo da anni.

Perchè come loro, a torto, da lui proprio non me l’aspettavo, ed ora invece eccolo lì, a raccontarmi  entusiasta dell’ora che passa a giocare coi suoi due bimbi la sera, tornato a casa dal lavoro.

E poi più tardi,  a cena,  mentre me ne stavo lì ad ascoltarlo raccontare di altoforni e laminazione, di siviere e refrattario, mi sono all’improvviso reso conto di quanto allora sia stata giusta, per quanto sofferta e dolorosa,la mia scelta d’allora di piantare  tutto e intraprendere una strada che fosse mia e solo mia.

Vedendo quel suo immutato entusiasmo e sentendo ora il mio per il lavoro che faccio, e per le mie passioni,  come il cinema e i manga e perchè no, anche il blog, che sono cresciuti e si sono sviluppati proprio grazie al raggiungimento di un equilibrio interiore, mi son reso conto di quanto noi due fossimo diversi, lui un’appassionato di macchine e tecnologia, io che in fondo sono un’umanista come disse una volta quella persona che a malapena conoscevo e che mi capì con un solo sguardo.

E dopo la  consueta porzione di foresta nera, imperdibile se andate in quella pizzeria,  ci siamo fermati insieme a guardare l’infinito sopra di noi , con il naso all’insù, come bambini a cercare la Stella Polare e l’Orsa Maggiore, e Orione e i gemellli Castore e Polluce.

E una volta a casa, ho ripensato alla serata e alle bizzarrie del tempo e dello spazio, e al congiungersi e ricongiungersi della materia e delle persone, e a come forse venerdi sera, in una tiepida serata di primavera, quello strappo nel continuum spazio-temporale apertosi otto anni  fa si sia richiuso, finalmente, con dolcezza.

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