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….It was a very good year
It was a very good year for small town girls
And soft summer nights
We’d hide from the lights
On the village green
When I was seventeen

Ieri e’ morto Don Giussani, padre spirituale e fondatore del movimento cattolico di
comunione e liberazione.
Un fatto marginale, visto dal mio Mondo Seriale, assai piu’ scosso dalla prematura scomparsa di una dolce ragazza dal sorriso disarmante, ma che in quel curioso Mondo Parallelo che i piu’ chiamano realta’, ha suscitato molto clamore e lutto diffuso.
Giussani e i suoi ragazzi si son presi un’anno della mia vita, nei dorati anni ’80, e ora lo confesso tranquillamente, ma allora, allora lo tenevo nascosto, peggio che se mi fossi drogato, e quando incontravo altri ex, tanti ex come me, facevo un cenno d’intesa, mi passavo un dito sul naso, perche’ gli altri non sapessero, perche’ gli altri non chiedessero….
Un’anno dato alla Chiesa Cattolica, un’anno dato allo Stato, par condicio ante litteram…
Ma non me ne pento, anzi, tornassi indietro rifarei entrambi, come tutti gli sbagli e le esperienze vissute, anche le piu’ dolorose.
Lo ricordo come fosse ora, quell’adolescente magro e indifeso, secchione e timido, che usciva dalle scuole medie, fatte di prese in giro, di pianti nascosti e di ormoni in subbuglio davanti al seno della Fenech, enorme, in Technicolor.
Con la stessa sensibilita’ di ora, meno la scorza degli anni e le ferite delle delusioni subite…..
Cercavo amicizia da loro, i ciellini, e l’avevo trovata, cercavo sincerita’, e l’avevo trovata. O almeno
cosi’ credevo.
Ho visto la militanza politica fianco a fianco con la carita’ cristiana, ho assistito al voltafaccia delle persone che credevo amiche, alla comune ipocrisia cattolica e alla non comune arroganza di chi pensa di avere il Verbo dalla sua parte, ma del discorso ha dimenticato il Soggetto, che resta sempre e comunque l’Uomo, con i suoi desideri e le sue pulsioni, istinti sani e naturali, repressi e condannati da un credo cieco e innaturale.
E ho incontrato il papa, quella domenica in Via Indipendenza a Bologna, a sventolar bandierine
al polacco di passaggio, a due passi dal crescentone e a quattro dalla maternita’ che m’ha dato i natali, in quel lontano giorno del ’65 sotto le due torri…
Ci chiamavano Cieddini, i compagni della FIGC, confusione e disperazione, ci dicevano, e io
ingenuo assistevo all’offesa reciproca dell’eterno gioco da stadio della politica italiota, ridotta alla solita rissa da bar, alla consueta commedia d’avanspettacolo.
E poi, poi c’era l’ora del vespro alle 18, tutti i giorni in San Giorgio e a volte in San Biagio, e la caritativa alla domenica , ad assistere gli anziani, che io non ho mai fatto perche’ mi facevan schifo, perche’ i nonni li avevo sempre visti da lontano, e mi rendevano inquieto, e anche un po’ strano…
Con loro, i ciellini, ho cantato in cerchio The Sound of Silence, The Boxer e Mrs Robinson, senza ancora sapere nulla ne’ di Simon & Garfunkel, ne’ del loro Central Park; e insieme abbiamo cantato Guantanamera,  e Battisti con la sua Francesca che non c’era e Baglioni con la sua maglietta fina.
E poi, poi ci fu quella notte.
Quella Notte
.

[sospiro]
Quella notte in cui Il tempo si  fermo’ e l’orologio smise di scorrere, al crepuscolo, in una di quelle piazze medievali italiane rimaste li’, sospese in un’atmosfera irreale, intatte alla fiamma del tempo che tutto consuma, incantate e sospese in un epoca di mezzo…
E noi, insieme, persi nel tempo e nello spazio, seduti a cantare, col ciottolato che ci bucava il sedere, figure indistinte nella penombra… e quella ragazza bionda, di cui non ora ricordo nemmeno
piu’ il nome, che mi disse il mio primo no….
[sospiro]

Poi conobbi il loro lato oscuro, ma non quello della forza, anche se gli anni eran quelli giusti, e persi la stima della compagna di classe a cui  tenevo tanto, per colpe non mie e per un’amicizia che credevo innocente.

E conobbi anche l’arroganza di chi chiamavo amico e che poi non mi salutava piu’ per colpa d’un
preservativo, perche’ il suo dio parlava d’astinenza e di colpa, mentre il mo parlava d’amore e tolleranza

E poi arrivo’ il cineforum, e con lui arrivo Bergman, e il Silenzio di Dio e la Fontana della Vergine, e i Sussurri e Grida di una femmilita’ repressa e martoriata
Quel giorno nacque il cinefilo, e mori’ il cattolico…
Il micio, quello, quello c’e sempre stato, e col tempo e’ solo cresciuto….
Ora il mio Personal Jesus c’e’ l’ho, ed e’ un tipo discreto, che non parla da un pulpito, ma con le parole di Tim Rice e la musica di Webber, un tipo dimesso, con una ragazza dal passato un po’ incerto e dalla pelle rossa, e un’amico afro-americano che gli fa da press-agent, e che darebbe la
vita pur di fargli avere successo….
E’ un’uomo che soffre, lacerato dal dubbio, come spero in fondo fosse anche Giussani, questo
non lo so.

Ora che lui e’ altrove, forse lui ora le risposte le ha e spero non sia rimasto deluso, spero
proprio di no.

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