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Oggi, come direbbe il Belli, “so’ stato erroico, con du ere”….
Oggi sono stato all’altezza dei nostri padri, o almeno del mio, e ho affrontato la bufera con indomito coraggio, tetragono alle forze ambientali e ai venti di sventura.
Oggi ero la’, tra gli eroi di Telemark, spalla a spalla con Kirk Douglas, a chiedergli un cordiale, mentre andavamo a distruggere l’acqua pesante sotto la neve leggera.
La’, sotto la neve, ho affrontato a piedi la montagna del cavalcavia, coi piedi che affondavano nella neve fino al polpaccio, poco attrezzato, niente stivali ne’ guanti, come gli italiani brava gente, morti a migliaia nel freddo glaciale della steppa russa.
Ero la’, e tenendo la stecca dell’ombrello ghiacciata come quella dei loro fucili, ho scorto le tracce della collega P., che anche oggi non ha rinunciato a venire in bicicletta, fedele alla linea come neanche i C.C.C.P.
Ho attraversato a piedi mezza citta’, e ho scoperto angoli che non conoscevo, ho soccorso il lupo con la zampa ferita e mi son sentito un po’ il cucciolo della giungla, forse per dimenticare  il freddo, e sognare l’India misteriosa, e il Mahabarata, e la leggenda della sposa dei cinque mariti, che con la sua forza femminile unisce gli uomini come il palmo della mano unisce le dita
Oggi ho vissuto due ore diverse, ho assistito alla civilta’ occidentale fermata da dieci centimetri di neve, altro che tsunami, fermata dall”incompetenza del tanto non succede, dall’egoismo del non sta capitando a me, dall’arroganza del passo prima io.
E ho ripensato a quel piccolo uomo frustrato, viziato dalla madre e represso da un padre autoritario, deluso nelle sue velleita’ artistiche, che per tre ha anni ha bighellonato senza far nulla, e che per quattro anni ha patito la fame e ha fatto la fila per la minestra.
Quel piccolo uomo triste e solo, che una guerra ha trasformato in mostro, ammirato dai capi e odiato dai compagni perche’ fanatico del sangue.
Quel folle, che mentre altri guardavano, radunava a se’ fanatici e violenti, e ne faceva il suo esercito, che ha lavorato piano e in silenzio, crescendo come un cancro, diffondendo le sue idee come una droga, che prima ti affascina con le lusinghe di un mondo migliore, e poi ti getta in un’incubo di morte.
E ho visto chi gli stava vicino pensare che no, non fa sul serio, e quel libro che ha scritto, non puo’ pensare veramente quelle cose, e anche se le pensa figurati se poi le mette in pratica….
Ma lui era li’, era sempre li’, e alla fine tutti abbiamo letto il suo libro, e abbiamo sfogliato le sue pagine di orrore e morte, e non avevamo altra scelta, perche’ lui aveva bruciato tutti gli altri
E alla fine, di fronte all’immane tragedia di quel piccolo uomo folle e all’incubo che tutti insieme abbiamo vissuto e ancora viviamo nei racconti di chi da quell’inferno e’ uscito, alla fine qualcuno ha detto ma io non pensavo, ma io non credevo…
Proprio come per la neve…
Quella neve che cade sui vivi e sui morti, sulla gente di Dublino, che cade nella ridente piana padana, e che maledizione continua a cadere, e cade anche in Tunisia, come mi dice il ragazzo maghrebino, incontrato alla fermata mentre tornava a casa dopo che s’era fatto venti chilometri di corriera e di bus, solo per sentirsi dire che al cantiere oggi no, oggi non si lavora….
E intanto sono arrivato al caldo, davanti al mio fedele monitor, e davanti ho il volto di Zhang Ziyi, con le sue labbra rosse carminio e il vestito damascato dai morbidi colori pastello, che con la sua grazia orientale  mi consola del viaggio e della fatica
E chissa’, forse stasera riusciro’ anche a tornare a casa, e a dormire, e a sognarmi lupo a correre sulla steppa insieme a Kiba e a Tsume  e alla  fanciulla del fiore, e con lei indicheremo agli altri la via del RaKuen, anche a tutti quegli uomini soli ed egoisti, che hanno perso la strada per arrivare all’isola che non c’e’, che non e’ dove pensavo io, mentre quell’antipatico moccioso volante vestito di verde si prendeva gioco del povero Capitan uncino e di Spugna.
Quel luogo magico che non e’ la’ fuori , tra le stelle, ma dentro ognuno di noi, dove ancora sorride il bambino, e prende a palle di neve quell’adulto noioso, riuscendo ogni tanto, per fortuna nostra, a strappargli ancora un sorriso….

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